ROMA E IL CASO DEL “BARBABLÙ DEL TEVERE”: SU RAI 2 IL DOCUMENTARIO “CRONACA DI UN CRIMINE”

 



Venerdì 11 settembre il documentario sul serial killer Cesare Serviatti. Una delle pagine più inquietanti della cronaca nera degli anni Trenta torna alla luce


Una valigia abbandonata alla stazione Termini, il corpo smembrato di una donna, un assassino che adescava le proprie vittime attraverso annunci matrimoniali e una scia di delitti che toccò profondamente Roma e il litorale laziale. È una delle pagine più oscure della cronaca nera italiana quella ricostruita da “Cronaca di un crimine”, il documentario che sarà trasmesso venerdì 11 settembre, alle 23.25, su Rai 2 e successivamente disponibile anche su RaiPlay.


Al centro del racconto c'è la vicenda di Cesare Serviatti, passato alle cronache anche come il “Barbablù del Tevere” e l’“omicida degli annunci matrimoniali”, protagonista di una storia criminale che tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta intrecciò drammaticamente Roma, il Lazio, La Spezia e Napoli.


Prodotto da Rose Production in collaborazione con Rai Documentari, il progetto è diretto da Fabrizio Silvestri, autore anche del soggetto, e sceneggiato dallo stesso Silvestri insieme a Walter Garibaldi. La fotografia è firmata da Bruno Cascio, vincitore del David di Donatello nel 1996, il montaggio è di Fabio Pisterzi, i disegni di Pasquale Natale, mentre le musiche sono composte da Ciro Vinci e Gianluca Zanna. La supervisione legale è dell’Avv. Silvia Morescanti.


La storia raccontata dal documentario conduce direttamente nella Roma degli anni Trenta. Nel novembre del 1932, infatti, il ritrovamento di tre valigie contenenti i resti smembrati di una donna, abbandonate su treni diretti verso Napoli e Roma, sconvolse l'opinione pubblica dell'Italia fascista. Le indagini consentirono di identificare la vittima in Paola Gorietti, 39 anni, cameriera presso una famiglia borghese. Nel tentativo di trovare attraverso il matrimonio una nuova prospettiva affettiva e sociale, la donna aveva risposto a un annuncio matrimoniale, finendo nella rete di Cesare Serviatti. L'uomo individuava donne sole e vulnerabili, ne conquistava la fiducia prospettando loro un futuro insieme, per poi impossessarsi dei loro risparmi e ucciderle.


Ma il legame della vicenda con Roma e il Lazio non si esaurisce con il ritrovamento alla stazione Termini. Le indagini sul caso Gorietti permisero infatti di ricondurre a Serviatti anche altri efferati delitti, tra cui quello di Bice Margarucci, cameriera che aveva lavorato presso una famiglia nel quartiere romano di Trionfale. Nel 1930 parti del suo corpo erano state rinvenute sul litorale laziale, tra Ostia e Santa Marinella.


Il documentario mette in luce come i pregiudizi, le convenzioni e il ruolo attribuito alla donna nella società dell'epoca potessero contribuire all'isolamento delle vittime, creando un terreno sul quale un predatore come Serviatti poteva costruire i propri inganni. Una riflessione che stabilisce inevitabilmente un parallelismo con alcune dinamiche della violenza di genere che continuano a emergere nella cronaca contemporanea.


Ad analizzare il contesto storico, psicologico e sociale del delitto è un autorevole panel di esperti e studiosi: Liliosa Azara, sociologa; Mauro Canali, storico; Armando Palmegiani, criminologo; Fabio Sanvitale, giornalista investigativo; e Vincenzo Maria Mastronardi, psichiatra criminale. Palmegiani, Sanvitale e Mastronardi sono inoltre autori del volume “Sangue sul Tevere”, dedicato ad alcune delle più inquietanti vicende criminali legate a Roma e al suo fiume.


Il documentario si avvale inoltre delle testimonianze e dei contributi di Dalila Ranalletta, Manuela Saccente e Don Lucio Boldrin.

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